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	<title>Scirocco News &#187; ordinanza</title>
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	<description>eVENTIdelSUD - magazine online di approfondimento giornalistico, inchieste, reportage, notizie sulla Calabria e dintorni</description>
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		<title>Arresto Rappoccio, l&#8217;interrogatorio: se è avvenuto, è stato senza il mio consenso</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Aug 2012 16:15:45 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Sono venuto a conoscenza di questa vicenda a fatti compiuti. Se è vero che è successo, tutto ciò è avvenuto senza il mio consenso e se avessi avuto modo d&#8217;interloquire non l&#8217;avrei permesso&#8221;. Si è difeso così, in oltre sei ore di interrogatorio, Antonio Rappoccio, il consigliere regionale della Calabria del Pri, eletto con la lista Insieme per la Calabria, arrestato martedì scorso con l&#8217;accusa di associazione per delinquere, corruzione elettorale aggravata, truffa e peculato in esecuzione di un provvedimento del gip su richiesta della Procura generale di Reggio Calabria, che a giugno aveva avocato l&#8217;inchiesta.<br />
Rappoccio è accusato di avere costituito alcune cooperative al solo scopo di creare concorsi fantasma per posti di lavoro in cambio di voti e di avere schedato tutti coloro che vi hanno partecipato.<br />
Oggi Rappoccio è stato sentito dal gip Vincenzo Pedone che ha emesso l&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere e dall&#8217;avvocato generale Antonio Scuderi che l&#8217;ha richiesta.<br />
L&#8217;esponente politico ha risposto a tutte le domande formulate prima dal gip, poi da Scuderi ed infine dal suo legale, l&#8217;avvocato Giacomo Iaria. &#8220;Rappoccio &#8211; ha detto Iaria al termine dell&#8217;interrogatorio &#8211; ha risposto a tutte le domande che gli sono state rivolte dal Gip e dal Pg, fornendo una spiegazione della vicenda che merita un approfondimento e che consente, per la prima volta, di conoscere certi particolari della vicenda rimasti finora oscuri&#8221;.<br />
Il consigliere regionale, secondo quanto riferito dal suo legale, ha sostenuto di non avere bisogno di usare certi mezzi per raccogliere voti, avendo già ottenuto prima delle elezioni regionali del 2010 un alto numero di consensi su cui contare. Ha riferito, inoltre, di avere consentito a Pasquale Tommasini, dirigente di una delle cooperative coinvolte nell&#8217;inchiesta, di fare campagna elettorale per lui ma senza discuterne la metodica. Tommasini, da collaboratore di Rappoccio è poi divenuto uno dei principali testi d&#8217;accusa a suo carico dopo essere entrato in contrasto con l&#8217;esponente politico.<br />
Al termine dell&#8217;interrogatorio, l&#8217;avv. Iaria ha presentato al gip istanza di concessione degli arresti domiciliari. Scuderi si é riservato il proprio parere ed il gip la decisione, che dovrebbe essere presa tra lunedì e martedì prossimi.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">l&#8217;ordinanza: &#8220;Mirava al Parlamento&#8221;</span></h2>
<p style="text-align: justify;">Il consigliere regionale della Calabria Antonio Rappoccio, del Partito repubblicano, è stato arrestato perché c&#8217;é il rischio di una reiterazione dei reati. E&#8217; quanto scrive il gip di Reggio Calabria Vincenzo Pedone nelle 29 pagine dell&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita oggi dalla guardia di finanza. L&#8217;ordinanza è stata emessa per il solo reato di associazione per delinquere, così come chiesto dalla Procura generale che ha avocato le indagini.<br />
&#8220;Sussiste &#8211; scrive il gip &#8211; il concreto pericolo di reiterazione dei reati atteso che le acquisite emergenze probatorie dimostrano senza alcuna possibilità di dubbio che l&#8217;indagato, se lasciato in libertà, continuerebbe ad utilizzare la struttura associativa creata per commettere quegli stessi reati che gli hanno consentito di essere eletto al Consiglio regionale nel marzo 2010 e di avere fatto ottenere ben 439 voti di preferenza a Elisa Campolo in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di Reggio Calabria nel maggio 2011&#8243;.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 291px"><img src="http://www.ottoetrenta.it/wp-content/uploads/2012/08/RappoccioAntonio.jpg" alt="" width="281" height="354" /><p class="wp-caption-text">Antonio Rappoccio</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il gip evidenzia anche altre otto circostanze che indicherebbero il pericolo di una recidiva: &#8220;l&#8217;indagato aspira a diventare membro del parlamento nazionale; la prosecuzione del&#8217;attività criminosa pur in presenza di numerose esplicite e pubbliche denunce da parte della stampa locale; della piena operatività, ancora oggi, della società Sceleris della quale l&#8217;indagato si avvale per il perseguimento dei suoi fini illeciti; dalla elevata capacità a delinquere dimostrata nel mimetizzare le iniziative delittuose; della circostanza che pur a conoscenza di indagini a suo carico per corruzione elettorale non demorde; dalla particolare callidità dimostrata nel tessere, pazientemente ed astutamente, sin dal dicembre 2007, quanto meno, la trama delle sue delittuose iniziative; dalla protervia di cui ha dato prova illudendo centinaia di giovani e le rispettive famiglie; dalla gravità delle condotte addebitate che evidenzia la spiccata pericolosità dell&#8217;indagato&#8221;. [28/08/2012 16:30]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Rappoccio mirava a un seggio in Parlamento</span></strong><br />
Mirava ad un seggio nel parlamento nazionale Antonio Rappoccio, il consigliere regionale della Calabria arrestato oggi.<br />
Lo scrive il gip di Reggio Calabria nella sua ordinanza riprendendo un passaggio della richiesta avanzata dalla Procura generale: &#8220;Che le mire di Rappoccio andassero ben oltre la carica di consigliere regionale emerge anche dalle parole di un soggetto molto addentro alle &#8216;segrete cose&#8217; dell&#8221;onorevole&#8217;, la persona di sua fiducia che sostituisce Surace allorché alla cooperativa Alicante subentra, nella gestione delle selezioni truffa, la società Iride Solare. Trattasi di Pasquale Tommasini, il quale, interrogato dalla polizia giudiziaria, riferisce delle intenzioni del Rappoccio di candidarsi alle elezioni per il rinnovo del Parlamento nazionale (&#8216;una volta eletto al Consiglio regionale il sig. Rappoccio parlando con me mai ha fatto mistero di aspirare ad un posto nel Parlamento nazionale&#8217;)&#8221;.<br />
Tommasini, prima legato a Rappoccio, è poi entrato in conflitto con lo stesso e le sue dichiarazioni costituiscono adesso uno degli elementi su cui si poggia l&#8217;accusa. Ma non il solo. &#8220;Non sono soltanto di natura dichiarativa &#8211; è scritto nell&#8217;ordinanza &#8211; gli elementi di prova relativi all&#8217;esistenza di una stabile ed efficiente struttura organizzativa che per lungo tempo ha collaborato con Rappoccio, consentendogli di conseguire i risultati cui ambiva, nonché di preparargli il terreno per il raggiungimento di ulteriori prestigiosi traguardi: ve ne sono anche di natura documentale dai quali non soltanto è possibile trarre conferma di quanto aliunde emerso, ma altresì di individuare i soggetti che, a fianco di Rappoccio, avevano compiti di maggiore rilievo&#8221;.<br />
Nell&#8217;ordinanza c&#8217;è anche un elogio alla stampa che si è occupata della vicenda e vengono citati Calabria Ora ed il Quotidiano della Calabria. &#8220;La stampa &#8211; è scritto nell&#8217; ordinanza &#8211; questa volta aveva fatto il proprio dovere. Non c&#8217;erano stati &#8216;coni d&#8217;ombra&#8217;. Eppure nessuno si sarebbe accorto del successo elettorale di chi senza ricorrere a manifesti elettorali o &#8216;santini&#8217; aveva raccolto ben 3.814 voti. Se non fosse intervenuto l&#8217;esposto dell&#8217;avv. Aurelio Chizzoniti, Rappoccio avrebbe potuto continuare, indisturbato, a delinque, con buona pace dell&#8217;art 112 della Costituzione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">&#8220;Cinica speculazione sui bisogni&#8221;</span></strong><br />
La vicenda da cui scaturisce l&#8217;arresto del consigliere regionale della Calabria Antonio Rappoccio &#8220;costituisce un esempio paradigmatico dello scadimento, sul piano dei valori etici e civici, di una certa parte della classe politica&#8221;. Lo scrive il gip di Reggio Calabria Vincenzo Pedone nella sua ordinanza di custodia cautelare in carcere.<br />
Una certa parte della classe politica che, prosegue, &#8220;con cinica determinazione, specula sui bisogni e le aspettative di tanti giovani in cerca di un approdo sicuro che solo un lavoro stabile può fornire per costruirsi un futuro in una terra, come quella calabrese, connotata da endemici problemi di sviluppo sociale ed economico in quanto afflitta da una invadente e pervasiva criminalità organizzata di stampo mafioso che incide pesantemente sull&#8217;esercizio dei diritti fondamentali, ivi compreso quello elettorale, condizionando il voto di una cospicua parte degli elettori&#8221;.<br />
&#8220;Ed è proprio questo &#8211; afferma il gip &#8211; il terreno che vede come indiscusso protagonista l&#8217;indagato Antonio Rappoccio che, nel tempo, ha costruito la sua carriera politica illudendo centinaia e centinaia di giovani elettori, ivi compresi i loro familiari, parenti ed amici, attraverso l&#8217;illecita pratica del voto di scambio, a fronte dell&#8217;ingannevole speranza di conseguire per tale via un posto di lavoro e così fuoriuscire dalla massa informe dei disoccupati. Il rodato e subdolo meccanismo di raccolta del consenso elettorale, ideato da Rappoccio e dai suoi sodali, che nell&#8217;arco di un lustro, e non in via occasionale ed episodica, per come puntualmente evidenziato dal requirente, ha operato ed opera attraverso l&#8217;attività di strumentali società che, con l&#8217;apparente fine di selezionare aspiranti lavoratori da inserire in fantomatici circuiti produttivi, ne captava e canalizzava il voto, va ricondotto indubbiamente al paradigma normativo di cui all&#8217;art.416 del codice penale&#8221;.</p>
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		<title>PICCHIAVA MOGLIE E FIGLI: UN ARRESTO A LAMEZIA TERME</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 09:00:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un uomo, D.C., di 28 anni, è stato arrestato dagli agenti della polizia di Stato a Lamezia Terme per maltrattamenti in famiglia e violenza nei confronti della moglie. All&#8217;uomo è stata notificata una ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice &#8230; <a href="/index.php/2012/03/31/37350/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un uomo, D.C., di 28 anni, è stato arrestato dagli agenti della polizia di Stato a Lamezia Terme per maltrattamenti in famiglia e violenza nei confronti della moglie.<br />
All&#8217;uomo è stata notificata una ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lamezia Terme che ha accolto la richiesta della Procura della Repubblica.<br />
Nei mesi scorsi la moglie del ventottenne ha denunciato agli agenti della polizia di aver subito per sette anni numerose violenze da parte del marito. Dalle indagini è emerso che l&#8217;uomo picchiava con calci e pugni la moglie ed i figli. In alcune circostanze la donna aveva subito anche delle minacce di morte. L&#8217;uomo era già stato arrestato per fatti analoghi avvenuti mentre la famiglia risiedeva in una città del nord.</p>
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		<title>’NDRANGHETA/ Il triangolo Giglio-Morelli-Lampada, tutti i dettagli dell&#8217;ordinanza del gip: tra intercettazioni e riunioni al Cafè de Paris</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 20:00:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono sei i personaggi principali dell&#8217;inchiesta della procura di Milano sull&#8217;attività della &#8216;ndrangheta nella zona del capoluogo lombardo. Giulio Lampada gestiva alcune societa&#8217; di slot machine e, secondo l&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Giuseppe Gennari con &#8230; <a href="/index.php/2011/11/30/ndrangheta-tutti-i-dettagli-dellordinanza-del-gip-di-milano-tra-intercettazioni-trucchi-e-riunioni-al-cafe-de-paris/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono sei i personaggi principali dell&#8217;inchiesta della procura di Milano sull&#8217;attività della &#8216;ndrangheta nella zona del capoluogo lombardo.<br />
Giulio Lampada gestiva alcune societa&#8217; di slot machine e, secondo l&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Giuseppe Gennari con al centro la cosca dei Valle-Lampada, &#8220;manteneva i contatti con le famiglie mafiose di Reggio Calabria&#8221; rapportandosi principalmente con lo zio, Giacinto Polimeni. Utilizzava anche &#8220;i domicili di quest&#8217;ultimo per incontri e riunioni con personaggi inseriti nei gangli vitali della società civile&#8221; e manteneva &#8220;contatti con appartenenti all&#8217;amministrazione giudiziaria in modo da ottenere favori&#8221;. Raffaele Ferminio coordinava le attività nel campo delle slot machine. Avrebbe contribuito alla campagna elettorale del cognato, Leonardo Valle, a Cologno Monzese, &#8220;partecipando a riunioni operative precedenti e successive al summit di &#8216;ndrangheta del 23 maggio 2009&#8221;, nel Milanese.<br />
Francesco Morelli, consigliere regionale della Calabria, e presidente della II Commissione Bilancio, programmazione economica e attività produttive, avrebbe incontrato più volte Giulio e Francesco Lampada in Calabria, a Milano e a Roma, sia &#8220;per questioni legate alla concessione a livello nazionale dei Monopoli sia per questioni elettorali in vista di competizioni nazionali e locali&#8221;. Partecipava, come spiega il gip, al capitale di società facenti capo ai Valle-Lampada nel settore delle lotterie e delle scommesse, come Andromeda, Orion Service e Pegasus. Vincenzo Minasi, avvocato del Foro di Palmi con studi legali a Milano, a Como e a Palmi, collegati con uno studio di Lugano, avrebbe elaborato strategie &#8220;tese a salvaguardare l&#8217;ingente patrimonio accumulato dai sodali con attività illecite e a evitare il loro coinvolgimento in vicende giudiziarie&#8221;, mantenendo anche i rapporti &#8220;con fonti milanesi e calabresi dalle quali riceve documenti riservati&#8221;.<br />
Vincenzo Giglio, medico calabrese, aveva messo in contatto i fratelli Lampada con il consigliere regionale Francesco Morelli, ricoprendo il ruolo di &#8220;collegamento tra i membri del sodalizio e ambienti istituzionali, politici e imprenditoriali&#8221;. Il cugino, il giudice Vincenzo Giuseppe Giglio, presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria e già presidente della sezione del Tribunale di Palmi, avrebbe &#8220;fornito notizie coperte dal segreto a Giulio e Francesco Lampada incontrandoli nella propria abitazione&#8221;.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">I PASSAGGI CHIAVE DELL&#8217;INCHIESTA</span></strong></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Lampada e la cena vip al Cafè de Paris. Nelle intercettazioni anche Alemanno alla cresima della figlia di Morelli</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una serata organizzata al Café de Paris a Roma nella quale Giulio Lampada, una delle persone arrestate oggi nell&#8217;ambito del blitz contro la &#8216;ndrangheta, ha conosciuto l&#8217;allora ministro delle Politiche agricole forestali Gianni Alemanno, e alla quale erano presenti anche Giuseppe Chiaravalloti, vice presidente della Autorità garante per la protezione dei dati personali, e il deputato Bonfiglio. Della cena si parla nell&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip di Milano Giuseppe Gennari.<br />
A descriverla in una conversazione telefonica del 3 aprile 2008 è lo stesso Giulio Lampada al telefono con Mario Giglio.</p>
<div id="attachment_25069" class="wp-caption alignleft" style="width: 350px"><a href="/wp-content/uploads/2011/11/alemanno-morelli.jpeg"><img class="size-full wp-image-25069 " title="alemanno morelli" src="/wp-content/uploads/2011/11/alemanno-morelli.jpeg" alt="" width="340" height="234" /></a><p class="wp-caption-text">Gianni Alemanno con Franco Morelli</p></div>
<p style="text-align: justify;">Lampada spiega che &#8220;l&#8217;altra sera mi hanno presentato Gianni Alemanno&#8221;. Raccontando di aver fatto &#8220;in piccolo il matrimonio di Ciccio! (&#8230;) al Café de Paris a Roma, una cosa veramente, veramente molto bella&#8221;. E ancora Giulio Lampada dialogando con Giulio ha spiegato: &#8220;tu immagina il ministro con il microfono in mano, seguimi, &#8216;ringrazio il gruppo Lampada, noto industriale calabrese a Milano, e il dottore Vincenzo Giglio&#8217;, noi in un angolino che gli alzavamo la mano tipo &#8216;cia&#8217;, cià, cià&#8220;.<br />
Vincenzo Giglio è il medico cugino del giudice anche lui arrestato oggi.<br />
Giulio Lampada continuando nella sua descrizione spiega che &#8220;c&#8217;era il deputato Bonfiglio&#8221;, Francesco Morelli, consigliere regionale della Calabria, e anche Chiaravalloti e altri noti esponenti della borghesia di Reggio Calabria, nonché rappresentanti delle istituzioni locali. &#8220;Eravamo i vip, diciamo la Reggio bene&#8221;, ha aggiunto. Per il giudice &#8220;questa vicenda è la dimostrazione delle potenzialità che è in grado di produrre la strategia di Lampada. Attraverso il meccanismo delle conoscenze concatenate (&#8230;) possono arrivare agevolmente ai vertici politici ed entrare in contatto con personaggi di rilievo governativo e nazionale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Che Alemanno &#8211; così com&#8217;è &#8211; non avesse idea alcuna di chi fossero in realtà i Lampada &#8211; osserva ancora il giudice &#8211; conta poco o nulla. Quello che conta è che il gruppo mafioso riesca ad accedere a determinate relazioni personali di favori alla quale mai avrebbe potuto avvicinarsi se non beneficiando della rete di compiacenze mafiose&#8221;.<br />
Nell&#8217;ordinanza è stato fatto notare inoltre che il Café de Paris di Roma nel luglio del 2009 venne sottoposto a sequestro dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria in quanto &#8220;nella diretta disponibilità della famiglia mafiosa Alvaro e in particolare di Vincenzo Alvaro, attraverso prestanome&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nome di Alemanno ricorre anche in un&#8217;altra parte dell&#8217;ordinanza, quando si riportano una serie di dialoghi tra Morelli e Lampada tra settembre e ottobre 2009 nei quali si segnala che i Lampada erano stati invitati alla cresima della figlia del consigliere regionale calabrese arrestato di cui il sindaco di Roma sarebbe stato padrino.<br />
Il giudice scrive tra l&#8217;altro che le intercettazioni hanno rivelato che &#8220;la funzione religiosa è stata celebrata in forma privata dal vescovo, in una grande azienda agricola di Lamezia Terme ove era presente anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Alemanno a Morelli: prendi guida commissione</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;ordinanza del gip Giuseppe Gennari emergono alcune telefonate intercettate tra il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il consigliere regionale calabrese Francesco Morelli, arrestato. &#8220;Eh, prenditi sta presidenza di commissione&#8221;, dice Alemanno a Morelli, dopo avergli spiegato di aver parlato &#8220;con Scopelliti (Governatore della Calabria, ndr)&#8221;. L&#8217;8 giugno 2010, scrive il gip, Morelli viene nominato &#8220;presidente della Commissione Bilancio&#8221; dell&#8217;amministrazione calabrese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Sospetto &#8220;talpe&#8221; tra i magistrati di Catanzaro</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per il Gip di Milano Gennari c&#8217;é sospetto il sospetto di &#8216;talpe&#8217; tra le toghe di Catanzaro, in merito all&#8217;inchiesta incentrata sulla cosca dei Valle-Lampada.<br />
Per il gip &#8220;va notato un particolare assai allarmante&#8221;, dopo alcune &#8220;visite&#8221; al giudice Giuseppe Vincenzo Giglio del tribunale di Reggio,finito in carcere,Francesco Lampada,presunto boss,anche lui arrestato, &#8220;aveva riferito alla moglie che lì a Reggio il controllo era stato fatto, ma che il &#8220;capo struttura intendeva fare un controllo totale,a 360 gradi&#8221;.<br />
Questo, secondo il gip, in relazione a controlli su eventuali indagini in corso. &#8220;Ora &#8211; scrive ancora il Gip &#8211; viene fuori che i Lampada hanno avuto garanzie sull&#8217; eventuale iscrizione nel registro degli indagati sia per quanto riguarda Reggio Calabria che per quanto concerne Catanzaro&#8221;. Ma Catanzaro, prosegue il giudice, &#8220;non è la sede giudiziaria del magistrato! Come ha fatto a reperire notizie sul quel distretto? Dobbiamo immaginare che lo stesso si sia rivolto ad altri colleghi o a soggetti istituzionali di quel distretto? L&#8217;ipotesi &#8211; conclude il gip &#8211; non è peregrina e dovrà sicuramente essere accertata nella prosecuzione delle indagini&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Gip di Milano: ecco la zona grigia<br />
</span></strong><br />
C&#8217;e un significativo passaggio nella monumentale ordinanza di custodia cautelare del Gip di Milano per l&#8217;operazione odierna denominata &#8220;Infinito&#8221;, in cui, tratteggiando la figura del giudice arrestato Vincenzo Giglio, si entra nel vivo di cosa sia la zona grigia dell&#8217;associazione mafiosa.<br />
Scrive il Gip di Milano: &#8220;in questa vera e propria ragnatela di relazioni inestricabili e connesse tutti prendono e danno qualcosa. Il giudice Giglio ci guadagna il posto per la moglie, Morelli il sostegno politico e gli affari comuni con i Lampada, Giusti viaggi e donnine, Fedele il sostegno elettorale, i Lampada le notizie sulle indagini che li riguardano e l&#8217;allargamento delle loro conoscenze politiche ed istituzionali&#8221;.<br />
E più avanti su Vincenzo Giglio: &#8220;egli contribuisce in modo determinante ad ampliare la rete di relazioni costituente la cosiddetta zona grigia dell&#8217;associazione mafiosa. Zona grigia che poi gli associati sfruttano per assumere notizie riservate, per ottenere favori nelle aste immobiliari, per allargare le proprie relaaioni istituzionali e la capacità di penetrazione nel tessuto economico e istituzionale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">I rapporti societari Morelli-Lampada</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tra il consigliere regionale del Pdl della Calabria Franco Morelli e le societa&#8217; facenti capo ai Valle-Lampada ci sono rapporti che il Gip di Milano nella sua ordinanza di custodia cautelare specifica in maniera dettagliata.<br />
In particolare, secondo il Gip, Morelli partecipa al 10% nell&#8217;Andromeda Srl, per l&#8217;esercizio del Punto It e del gioco legale a distanza, che svolge attività connesse a lotterie e scommesse, con capitale di diecimila euro conferito al 90% con carica di amministratore a Giuseppa Immacolata Zema; al 10% nell&#8217;Orion Service Srl, per la gestione di servizi, che opera nella consulenza amministrativa, con capitale di centomila euro, conferito al 90% con carica di amministratore a Giuseppa Immacolata Zema; al 10% nella Pegasus Srl, che esercita attività connesse a lotterie e scommesse, con capitale di 10 mila euro e attribuzione del 90% di quote e la carica di amministratore a Giuseppa Immacolata Zema.<br />
Il Gip di Milano nota come tutte e tre le società sono state costituite nello stesso giorno, il 19 novembre del 2009 e Morelli il primo settembre 2010 ha provveduto alla cessione delle quote, dopo le catture dei Lampada, nel luglio 2010 &#8220;e ciò &#8211; scrive il Gip &#8211; all&#8217;evidente scopo di non essere coinvolto in alcun modo con le vicende giudiziarie indicate&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Gip: Morelli in cabina di telefono contro indagini</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella vicenda della fuga di notizie sulle inchieste in corso oggetto dell&#8217;indagine della Dda di Milano, &#8220;particolarmente sconfortante &#8211; tra tutti &#8211; è il comportamento di Franco Morelli&#8221; che sovente telefonava da cabine pubbliche. A scriverlo è il gip di Milano nella sua ordinanza.<br />
&#8220;Il politico &#8211; prosegue il gip &#8211; usa una utenza intestata al fantomatico El Arousy Said; utenza verosimilmente fornita da Giulio Lampada, visto che è lui ad impiegare la seconda utenza intestata al medesimo soggetto (l&#8217;unica possibilità alternativa é che sia stato Morelli a procurare anche quella di lampada).</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, Morelli sovente ricorre a brevi chiamate notturne da cabine telefoniche romane. L&#8217;uomo delle istituzioni &#8211; o che almeno tale dovrebbe essere &#8211; ricorre a delle tecniche di contrasto di indagine degne di un terrorista. Neanche nei procedimenti a carico di trafficanti di droga si vedono tante cautele nell&#8217;utilizzo delle comunicazioni a distanza. Questa riflessione non serve solo a colorare il personaggio ma è di nuovo prova logica della consapevolezza assoluta in capo a Morelli della gravità del suo comportamento e della professionalità che lo stesso ha in quel tipo di comportamenti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gip rileva anche che gli arrestati utilizzavano un linguaggio criptico per non farsi capire. E così &#8220;l&#8217;avvocato Vincenzo Minasi, è stato indicato da Giulio Lampada e Francesco Morelli con i termini di &#8216;uccellino&#8217;, &#8216;angioletto&#8217;, &#8216;prete&#8217; e &#8216;vincenzino&#8217;; la famiglia Condello viene citata col termine &#8216;condorelli&#8217;; la famiglia Valle viene indicata col termine &#8216;Valletti&#8217;; Armando Vagliati diventa Armandix, mentre Antonio Oliverio è &#8216;Toto&#8221;; il magistrato Vincenzo Giuseppe Giglio è indicato come &#8216;Primario .. capo struttura&#8217;, per alludere alla sua posizione di vertice in seno all&#8217;Ufficio giudiziario di Reggio Calabria&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Gip: clan &#8220;sistema&#8221; figlio medico a Bruxelles</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Erano riusciti a piazzare anche il figlio di un medico vicino al clan alla Comunità Europea a Bruxelles, Giulio Lampada e Francesco Morelli, quest&#8217;ultimo consigliere regionale calabrese, arrestati oggi nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione della Dda milanese, che ha inferto un nuovo colpo alla &#8216;Ndrangheta.<br />
All&#8217;operazione, il cui successo è stato festeggiato in un pranzo nella casa di campagna di uno zio di Lampada nell&#8217;aprile 2009, è dedicato un paragrafo dell&#8217;ordinanza del gip di Milano Giuseppe Gennari, che ha portato in carcere in tutto 9 persone e una agli arresti domiciliari.</p>
<p style="text-align: justify;">Morelli era riuscito a collocare Diego Quattrone, figlio del neurologo reggino Gabriele Quattrone -, indagato dalla Dda di Catanzaro e &#8220;vicino al gruppo mafioso Lampada-Valle&#8221;, per il quale aveva redatto &#8220;false perizie di favore&#8221; (in particolare per ottenere la scarcerazione di Maria Valle, tentando di dimostrare la sua incompatibilità con il carcere) -, presso la Commissione Europea di Bruxelles con un incarico di studio.<br />
Attività che il giovane avrebbe iniziato nell&#8217;ottobre dello stesso anno &#8220;con lo scopo di approfondire la lingua e le tematiche comunitarie&#8221; per la quale, come si legge nel provvedimento, avrebbe ringraziato Morelli in questo modo: &#8220;ringrazio voi e il padrino Giulio, perché non avrei mai pensato nella mia vita di poter fare questo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Gip: Lampada in visita a casa Giglio</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Le successioni degli eventi della giornata dimostrano quello che già si sapeva e cioé che i Lampada utilizzano due canali per l&#8217;acquisizione delle informazioni relative a possibili procedimenti a loro carico: il magistrato Giglio ed il politico Morelli. Dopo avere avuto risposte interlocutorie da Giglio, i fratelli si recano da Morelli per avere riscontro dei dati acquisiti&#8221;. Lo scrive il gip di Milano nella sua ordinanza facendo riferimento ad un incontro che i fratelli Lampada hanno avuto a casa del giudice Vincenzo Giuseppe Giglio il 6 marzo 2010 che faceva seguito ad altri incontri.</p>
<div id="attachment_25086" class="wp-caption alignright" style="width: 302px"><a href="/wp-content/uploads/2011/11/Vincenzo-Giglio2.jpeg"><img class="size-full wp-image-25086  " title="Vincenzo-Giglio2" src="/wp-content/uploads/2011/11/Vincenzo-Giglio2.jpeg" alt="" width="292" height="299" /></a><p class="wp-caption-text">Vincenzo Giglio</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nei giorni precedenti, Francesco Lampada, parlando a telefono dalla Calabria con la moglie, le aveva detto che erano stati dal &#8220;capo struttura&#8221; che aveva detto &#8220;che ha bisogno di qualche giorno in più ancora perché sta controllando tutto dalla A alla Z&#8221;.<br />
L&#8217;incontro tra i fratelli Lampada e Franco Morelli, scrive il gip, &#8220;é stato ricostruito anche dalla Questura di Reggio Calabria, dalla cui informativa si apprende che il luogo dell&#8217;incontro è stato lo svincolo autostradale di Falerna&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In uno degli incontri precedenti, il 20 febbraio, Francesco Lampada scrive un sms alla moglie: &#8220;se vuoi sapere stanno facendo i mandati di cattura rinnovati a gennaio 2010 no a festa di carnevale hai capito&#8221;. Al che la moglie risponde: &#8220;Non mi scrivere più. Dove sei me lo dici? Sparati sei tu che ti fai coinvolgere&#8221;. Il messaggio del marito specifica &#8220;sono dal giud&#8221;. Al che la moglie scrive: &#8220;E speriamo che vengono e ci raccolgono tutti così ci quietiamo tutti ok. Lasciamo stare e non mi raccontare più niente. Se non mi sposavo con te neanche queste cose sentivo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Gip: da Giglio spregiudicatezza inquietante</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il giudice Giglio fa la cosa peggiore per chi, come lui, riveste un ruolo istituzionale delicatissimo e di garanzia della legalità: egli strumentalizza il proprio ruolo e la propria autorevolezza per interessi privati&#8230; e lo fa con un livello di spregiudicatezza veramente inquietante&#8221;. Sono le considerazioni del gip di Milano Giuseppe Gennari che ha firmato l&#8217;ordinanza di custodia cautelare che oggi ha portato in carcere lo stesso Giglio e altre otto persone, mentre una è finita agli arresti domiciliari, nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione della Dda milanese contro la &#8216;Ndrangheta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giudice ha, inoltre, aggiunto che &#8221;dietro la veste del garante rigoroso delle istituzioni, Giglio accetta ogni compromesso, fornisce riservate a dei mafiosi, fornisce parimenti riservate a un politico, adotta cautele nel comunicare di un associato a delinquere, richiede favori per la moglie con una protervia che non ammette rifiuto&#8221;.<br />
Per il giudice Gennari, dagli atti delle indagini emerge di Giglio un ritratto complessivo &#8220;estremamente negativo. E&#8217; il ritratto di un personaggio considerato notoriamente &#8216;avvicinabile&#8217; in ambienti criminali di elevato spessore&#8221; anche se la sua unica preoccupazione &#8220;é quella di preservare la sua immagine pubblica&#8221;.</p>
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